Lettera Mensa

Torino, 11 gennaio 2022

Come da interlocuzione con l’Arcivescovo, forniamo un breve report sull’attività che la nostra mensa parrocchiale ha svolto nell’anno appena trascorso. Senza dover citare statistiche e numeri ormai noti a tutti e senza pretendere di essere riuscita a rispondere a tutte le innumerevoli richieste in maniera integrale ed esaustiva, la nostra mensa – con tutti gli altri aspetti socio-caritativi che ad essa afferiscono – ha tentato di far sentire un po’ meno sole le persone messe in ginocchio dalla pandemia e dalle sue devastanti conseguenze.

Se nel 2020 abbiamo dovuto reinventarci inserendo nuove attività a causa della momentanea chiusura di alcuni servizi presenti nel territorio, l’anno appena concluso ci ha rinnovato e rafforzato la consapevolezza del più intimo significato del servizio. Infatti, in un primo momento molte realtà con le quali era attiva una seria collaborazione sul territorio e che erogavano servizi complementari sono state costrette a chiudere o a ridimensionare fortemente la disponibilità di servizio. Nel quartiere San Salvario abbiamo un’importante rete di sinergia che consente di suddividere i ruoli e di confrontarsi continuamente mirando sostanzialmente a evitare doppioni e a diversificare i servizi per poter accompagnare meglio le persone in una buona parte delle loro necessità. La chiusura di molte attività ci ha richiesto la messa in atto – oltre al classico pranzo e al pacco viveri mensile – di alcuni nuovi servizi modificando la nostra fisionomia fino a farla diventare un polo caritativo polifunzionale abilitato a offrire servizi che vanno dall’ampliamento dell’usuale apertura feriale, all’erogazione degli strumenti indispensabili per affrontare la situazione pandemica quali i tamponi periodici, i buoni e i kit doccia, l’abbigliamento pulito e via dicendo.

Superato l’iniziale periodo emergenziale la mensa ha provato a farsi ancora più prossima – nel senso letterale del termine – uscendo dai suoi soliti confini fisici e tentando di raggiungere anche coloro che difficilmente si sarebbero rivolti a strutture come la nostra. A tal proposito, abbiamo acquistato un furgone che ci permette di portare il pacco alimentare ad anziani, a chi oltre a essere in difficoltà economiche è colpito da malattie fortemente debilitanti o a chi semplicemente non osa bussare alla nostra porta. Alla spesa alimentare vengono costantemente aggiunti, in base al bisogno, prodotti di igiene personale e della casa, materiale scolastico e farmaci da banco: una novità che cerca di incidere maggiormente sulle uscite della singola famiglia e che guarda la persona non solamente da una prospettiva dei bisogni meramente primari. O meglio, una novità che include all’interno dei bisogni primari l’educazione e la cura della persona quale strumento di mantenimento della propria dignità in momenti in cui questa sembra essere stata perduta.

Un’altra novità è la collaborazione con Rainbow for Turin, un’associazione con la quale si guarda ai cosiddetti invisibili raggiungendoli sotto i bellissimi portici della nostra città diventati per loro dimora. Si porta loro un piatto caldo di minestra, del tè, delle coperte che li aiutino a superare la nottata con il calore di un volto amico che gli si avvicina. Come specificato in apertura, non pretendiamo di riuscire a rispondere adeguatamente a tutte le esigenze che ci si propongono, ma cerchiamo di non restare indifferenti di fronte al mutare dello scenario sociale.

Con il medesimo stile, ci siamo fatti plasmare anche “in casa”. Dapprima aprendo il cortile parrocchiale agli ospiti della mensa, in seguito allestendo un gazebo da fiera e in ultimo rinnovando dei locali capienti. Il nostro obiettivo primario è sempre stato quello di non penalizzare ulteriormente i più sfortunati che vivono in strada evitando che questi prendessero un sacchetto da asporto da consumare sul marciapiede. Ovviamente questa scelta che ha accolto dignitosamente le persone a consumare in loco un pranzo cucinato e in compagnia – seppure rispettando le regole anti-Covid – se da un lato ha dato vita a grandi entusiasmi, dall’altro ha aumentato ulteriormente il numero degli ospiti che si recavano presso la nostra struttura in un momento in cui tutte le altre mense erano costrette a offrire il panino o il pranzo d’asporto. Ora la mensa si è leggermente spostata: sempre nella stessa parrocchia, ma dall’altro lato del passo carrabile in un locale molto più spazioso rinnovato affinché le persone si possano sentire un po’ più accolte, un po’ più cullate dal bello, un po’ più in famiglia. Perché forse la povertà più grande è la solitudine ed è proprio qui che dovremmo provare a incidere maggiormente. In tal senso, il numero dei nostri volontari è quasi raddoppiato arricchendosi di giovani pieni di entusiasmo, evitando così l’efficientismo involontario e favorendo spazi di tranquillità in cui il dialogo e la relazione facciano da padrone – anche con figure professionali capaci di un ascolto più attento. Come sottinteso, questa rinnovata sensibilità richiede una messa a disposizione da parte dei volontari più significativa, un numero maggiore di locali da poter utilizzare e un costante impegno nel mantenerli puliti e igienizzati.

Il parroco

don Riccardo Baracco


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